In questi giorni ho cercato conferma di quanto mi stava accadendo. Davvero Gmail, mi stava chiedendo di accettare nuove norme sulla privacy? Solo a me? Ho provato a capire in che cosa consistessero queste nuove norme, ci ho perso decine di minuti, che per quel che riguarda il tempo/web sono davvero tanti e non ho capito. Mah, forse sarò io…In questi giorni per fortuna mi arrivano in soccorso i giornali, come il Corriere della Sera che nello spiegarmi cosa stanno facendo a Moutain View, ma nonostante il mio spaesamento iniziale, riesco anche a dotarmi di sguardi più interessanti come quello di Carlo Formenti

Dunque posso asserire che Google, sta unificando le norme per la privacy di tutti i suoi servizi. E fin qui, sembra tutto a posto: perché avere più di un protocollo, inutile burocrazia pseudo sovietica. Ma quando si parla di norme sulla privacy in Europa è differente di quello che le multinazionali come Google possono fare in America e ad ogni modo, Europa o non Europa, non si tratta di una tutela unificata, quando si dice “norme sulla privacy”, ma dell’esatto contrario. In poche parole: vuoi usare Gmail e tutti i suoi bei servizi? Oppure ti vedi un bel video su YouTube? Hai un account Google +? Oppure semplicemente fai una ricerca su Google, Google Maps, con tanto di street view, Google libri etc? Ecco tutti i tuoi dati vengono messi in un grande profilo unico che ti caratterizza e orienta le tue scelte future. Quindi se io cercassi un libro su Emily Bronte e poi volessi capire quante giornate tempestose rimangono in questo periodo innevato, ecco che Google mi proporrebbe un sito che vende Cime Tempestose. Questo per farla facile. Ma soprattutto, quando ci sono problemi di ambiguità, il motore di ricerca mi proporrebbe la stessa cosa già cercata in una coazione a ripetere all’infinito le conoscenze che la ricerca (web) dovrebbe invece indirizzare verso qualcosa di nuovo. E soprattutto mi proporrebbe tutto quello che collegato alla mia richiesta, ai termini inseriti nella maschera sotto il doodle, mi porterebbe a comprare, consumare, fruire a pagamento.

Tutti usiamo questi strumenti. Qualcuno a Mountain View ci sta insinuando che qualcosa lo dovremo pur dare e oggi la moneta corrente è il tuo gusto, il tuo dato personale, la foto che inserisci (non avete mai provato a chiedervi come faccia Facebook, altro campione dell’utilizzo dei dati che inconsapevolmente gli diamo a sapere che siete in sovrappeso e a proporvi la pubblicità di metodi a pagamento per dimagrire “rapidamente e senza diete”). Insomma il pound of flash che dobbiamo dare e, attenzione, non possiamo utilizzare Google né i servizi a lui collegati senza accettare l’unificazione dei dati forniti nei vari profili, è appunto un controllo continuo e capillare come solo una macchina sa fare, sulla nostra esistenza. Insomma è come se vivessimo costantemente con a fianco un efficientissimo intervistatore che fa ricerca di mercato. E ci guarda mentre compriamo le sigarette, il biglietto di un concerto, un libro, capisce la nostra situazione affettiva, un nostro eventuale desiderio di maternità, la cura che diamo all’animale domestico, quello che ci piace e quello che vorremmo. E poi lo utilizza per sé o come merce di scambio.

I fatti si susseguono rapidi in questo periodo su questo fronte: il 17 Gennaio la grande serrata dei siti americani (perché solo americani??? Sono come quegli attori hollywoodiani che dichiarano di non fare pubblicità, ma che poi se ne vanno in Giappone e mettono la loro bella faccia prezzolata al servizio della pubblicità di qualsiasi schifezza) come protesta nei confronti di SOPA e PIPA e per questo rimando alla bella analisi di Info Free Flow. Google, Facebook, Twitter, Wikipedia si autosospendono per protestare contro le leggi in favore di maggiori controlli in ambito copyright. Infatti il controllo sui contenuti di youtube, lo scambio di materiali su Facebook non sono a norma di regole imposte dal copyright come funzionava in era predi gitale. Ora che il digitale minaccia il cartaceo per l’informazione, il cd per la musica e il cinema per il video. Ora che la rete e le sue enclavi hanno ormai sopraffatto le major per numero di utenti, queste (un esempio fra tutti: il tycoon Murdock) utilizzano gli strumenti che hanno a disposizione per no perdere i monopoli acquisiti. Sembra sia però già tardi. Rinuncereste più facilmente a tutti i vostri CD della EMI o al vostro profilo Facebook? Rinuncereste all’atlante Encarta in CD Room per Google Maps? Insomma la rete e i gruppi che forniscono servizi su di essa sono già un fattore imprescindibile della nostra esistenza, proprio come era imprescindibile comprare un’enciclopedia o i CD un tempo, per conoscere e scambiare informazioni. Solo che la rete lo fa meglio. In tutto questo però Google è gratuito solo se non si pensa a quanto ha in pugno le nostre esistenze, Facebook, che entrerà tra poco in borsa, non è un ente di beneficienza e Twitter non è senza censura e senza obiettivi. Per questo Google ha fatto ultimamente azione di lobbing, andando ad oliare ruote nel parlamento americano a dovere.

SOPA e PIPA di fatto non sono passati. Quindi si potrebbe pensare che tutto si sia concluso come un’ottima mossa di marketing dei siti che hanno scioperato con clamore. Ma non è finita: l’FBI chiude il ben meno ammanicato (inlobbato si usa come termine?) MEGAUPLOAD, a catena alcuni server minori gli fanno seguito (autochiudendosi, per il vero) per esempio Filesonic e BT Junkie.

Sempre più difficile svolgere un gesto quotidiano come scaricare musica, video, testi.

E Google se ne esce con le nuove norme in faccenda di Privacy? Quanto di controllo su quello che fruiamo c’è in tutto questo? Potenzialmente Google tramite un controllo sui nostri gusti che noi forniamo semplicemente fruendo dei suoi servizi potrebbe conoscere qualsiasi violazione, proporci di “rientrare nella legalità” proponendo in acquisto i beni digitali che sa  essere di nostro gradimento oppure utilizzare ampliamente la moneta di scambio globale della classificazione del consumatore per proporci beni e servizi attinenti…

Non è possibile però rinunciare oggi a Google. Abituarsi a un motore di ricerca altrettanto comodo ed efficace richiede sforzo, ammesso che esista realmente un motore di ricerca simile.

Per chi non accettasse le nuove regole sulla privacy di Google (e sarebbe un atto di consapevolezza, sarebbe come non rispondere a un’indagine di mercato coatta, l’uscita dalla moderna casa del grande fratello), la risposta oggi è fiacca. L’alternativa è una visione.

Eppure l’amore per le novità e l’amor patrio forse qualcosa contro l’abitudine possono fare.

Chiaro, forse pecco di eccessivo localismo della prospettiva, ma che Volunia (e cito il bell’articolo di jumpin shark sull’entusiasmo di La Repubblica), il nuovo motore di ricerca di Marco Marchiori sia stato lanciato ora non è un caso.

Mentre problemi di forma mi annebbiano la vista, succedono tante cose che vorrei commentare. Per riassumere: è impossibile affidarsi ad interpretazioni mediali in questo periodo. Non che di fatto lo sia mai stato in nessun luogo e tempo, tuttavia nell’epoca di internet sembra che tutto stia cambiando. La verità è che no, poco è cambiato e le informazioni alla rinfusa senza un filtro di coscienza, cultura e studio danno visioni tanto fuorvianti quanto criminose. Esempio 1 Corriere della sera sulla questione della moldava a bordo della Costa Concordia. In questo caso la voglia di vendere i giornali hanno creato pezzi di giornalismo irresponsabile, vergognoso.
Ma anche i commenti che cercavano di mettere pezze su blog e siti vari sono state pessime.
Quando da Twitter al Corriere della Sera con tutto quello che ci sta in mezzo su questo tipo di tematica si comportano a quel modo, come possiamo dire che Berlusconi è sempre stato il problema di questo paese?!?
Pensare il mio silenzio ora è finito, ma non la ferma convinzione che il quadro di una qualsiasi situazione lo si avrebbe avuto a giorni e giorni dall’accaduto e che quindi ogni silenzio sarebbe stato d’oro. Sono altri i naufragi che dovrebbero preoccupare: quelli recidivi, quelli a migliaia quelli che i nostri governi e forze dell’ordine hanno sulla coscienza. Quindi veramente la rete e i giornali sono stati riempiti dal nulla spinto del gossip sulla morte. Una morte che ci tocca perché è in fondo la nostra di bianchi caucasici. Perché avete mai pensato a fare una crociera? Non io e non è che mi senta né bianca né caucasica in questo mondo.
Falsa e tendenziosa anche la questione della lotta dei forconi quando in tanti in troppi hanno snobbato con “ecco i fascisti” oppure “ecco, i mafiosi”. Bene se mafiosi o fascisti avessero bloccato la Sicilia mio nonno mi avrebbe consegnato il fucile. Ma mio nonno è morto e ad ogni modo credo che anni di guerra e di politica l’avrebbero aiutato ad aspettare e ascoltare le voci anche di chi non riesce a farsi bene sentire perché una rivolta di popolo con rivendicazioni sacrosante, spesso non piace a quelli che l’informazione la fanno muovere. E poi, si sa, come gli indiani d’america annusare l’aria ha sempre un suo peso e che anche gli autotrasportatori ne abbiano piene le tasche non è così fantascientifico, soprattutto non è fantascientifica la solidarietà trasversale sulle condizioni di vita. (e che c’entrano i fascisti? O i mafiosi?)
Mentre aspetto che la riforma del lavoro della Fornero disattenda le sue preview, mi rileggo la storia di Cassandra.

Stamattina in casa editrice (dove lavoro) non c’era il capo. Ieri ho dedicato un po’ di tempo ad altre cose e quindi stamattina approfitto dell’assenza per laccarmi le unghie. Mi accingo a trascrivere un articolo su uno dei nostri libri, la storia della famosa groupie anni 70 che è stata a letto con Bowie, la moglie, Kris Kristofferson, e tanti tanti altri. Guardo la foto, di questa americana wasp davvero “nulla di che”(ieri il mio collega ha obiettato che nemmeno Davi Bowie è proprio un adone, glielo concedo), guardo le mie unghie, guardo le colleghe…Ma davvero poi la gente ci guarda, pensa a come siamo vestite, a come abbiamo i capelli. Non ogni mattina, grazieOppure c’è altro? O non c’è semplicemente NULLA?
La letteratura e la televisione, l’arte e il cinema. Hanno riproposto un milione di versioni dell’attrazione, fingendo dinamiche che mai hanno avuto a che fare con l’esperienza concreta. Non parlo di amore, ma di empatia, di epidermide. La cosa vera è che non si può sapere mai cosa davvero passa nella testa dell’oggetto sessuale più vicino a noi. Tutto è solo proiezione. Tranne, in effetti, il contatto dei corpi. Quello reale, intendo, di qualsiasi entità sia. Il problema è il potere della proiezione. Cosa ci fa fare o non fare. Comprare o non comprare. Mangiare o non mangiare. Come ci muoviamo se una persona ci guarda e quanto la pornografia e i talk show hanno influito sulle movenze. E come ritorna tutto questo su di noi. Senza addentrarsi nello psicologismo, penso ci siano forze che si contrappongono: gli altri pensieri. Cosa dire fare e baciare. Insomma a volte si è davvero troppo impegnati a chiedersi cosa piacerà di noi per vivere semplicemente le proprie relazioni, per capire perchè e come possiamo averea che fare con un altro essere umano. Forse è lì che arriva la rete. La migliore foto su fb e via…to be continued.

Primo post del mio blog personale. Annoto questo inizio non perchè gli inizi siano importanti, ma per darmi una linea e per spiegare il modo in cui spendo parole. Non credo nella scrittura, non in quella personale. Eppure la contraddizione del tenere un blog è nell’intento di dire quello che spesso ho pensato di dire. Selezionare informazioni e esperienze per gettarli nella mischia dei social network.

Partiamo quindi dalla voglia di comunicare, banalmente.